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Il Caffè - Proprietà Nutritive e Psicoattive

Quali sono le proprietà nutritive del caffè? Quali le controindicazioni al suo consumo? E perché il caffè è tanto celebrato e amato, soprattutto in alcuni paesi tra i quali l’Italia?

Il caffè è noto a tutti per essere un piacevole stimolante a livello nervoso.
La sua azione è da imputarsi alla presenza di caffeina, un derivato purinico (la trimetilxantina) simile ad altre sostanze notoriamente eccitanti (la teofillina e la teobromina contenute nel caffè, ma anche nel tè).
La caffeina è una sostanza “nervina”, cioè una sostanza che agendo sui centri nervosi produce una piacevole sensazione di benessere. Essa si trova non solo nei semi, ma anche nelle foglie della pianta, nonché nel tè, nel cacao, nella cola e nel matè.
La quantità di caffeina contenuta nel caffè dipende da diversi fattori, il più importante dei quali è sicuramente la miscela utilizzata per la sua preparazione. La miscela più diffusa in commercio è quella arabica, ma ne esistono anche di molte altre varietà.

L’effetto stimolante della caffeina ha una durata di circa due ore dall’assunzione, e provoca un discreto risveglio delle facoltà mentali, allontanando la sonnolenza e potenziando la memoria, la capacità di apprendimento, e la percezione degli stimoli sensoriali.

In neurologia l’acido caffeico, altro componente importante nella stimolazione neurologica insieme alla caffeina, è stato ampiamente sfruttato in alcuni “vecchi” prodotti farmacologici per ridurre la gravità degli attacchi di emicrania e delle cefalee in genere, in virtù delle sue spiccate proprietà vasocostrittrici.
Gli effetti stimolanti del caffè determinano un aumento dell’espansione polmonare, ma anche un aumento della diuresi grazie alla dilatazione delle arterie renali.

Interessante altresì la stimolazione epatobiliare prodotta dal caffè, che, sollecitando la contrazione della cistifellea, ottimizza le funzioni intestinali coadiuvandone i movimenti. Varrà forse la pena ricordare che in fitoterapia, molte piante cosiddette “colagoghe”, quali il boldo, il tarassaco e il carciofo, dotate di marcate proprietà epatoprotettive ma anche ipocolesterolemizzanti e antistitichezza, trovano impiego proprio sulla base di questo principio: stimolando la produzione di bile, si ottiene spesso una buona risposta in termini di riduzione del colesterolo e dei problemi di stitichezza.

Al caffè sono state attribuite in passato responsabilità in parte smentite da successivi studi.
Ipertensione, colesterolo, diabete, infarto e alterazioni dei valori della omocisteina, sono solo alcune delle colpe presunte di questa delizia.

A tal proposito è stato segnalato come da una parte sia stata confermata la diretta correlazione tra i valori di omocisteina plasmatica, colesterolo e assunzione di caffè (Am Clin Nutr 2001;74:302), mentre dall’altra diversi studi hanno smentito la correlazione tra incremento dei casi di ipertensione, infarto e diabete da una parte e consumo di caffè dall’altra. (Si vedano in proposito: SA Rosner et al, AmJEpidemiol 2007, 1 Feb, 165:288-293; Nutrition (JA Greenberg et al, AmJClinNutr 2007 Feb, 85(3):392-398); Coffee consumption and risk for type 2 diabetes mellitus. Ann Intern Med 2004 Jan 6; 140:1-8).

Resta infatti fondamentale considerare sempre le complessive abitudini e lo stile di vita del soggetto prima di saltare velocemente alle conclusioni (ben peggiori sono risultati essere i danni provocati da bibite dolci a base di cola rispetto all’assunzione di qualche innocente tazza di caffè al giorno: Winkelmayer WC et al, JAMA 2005 Nov 9;294(18):2330-5.
Sono stati inoltre ipotizzati su Neurology nel 2002 importanti benefici del consumo di caffè nel morbo di Parkinson.

Ma forse l’aspetto più interessante legato all’assunzione di caffè è dato dall’incremento della termogenesi: la maggior parte degli integratori alimentari dimagranti si propone di stimolare il metabolismo dei loro consumatori nell’intento di aumentare il dispendio calorico giornaliero. Ma è possibile ottenere tale effetto molto più semplicemente, e molto più economicamente, attraverso una quotidiana e intelligente assunzione di caffè. Si tratta cioè, in buona sostanza, di utilizzare il caffè come il tè verde, altro importante dimagrante stimolante la termogenesi.

Intolleranze alimentari

Non esistendo una alimentazione valida per tutti, ma solo una individuale sensibilità ad alcuni alimenti, vale sempre la pena di considerare che una intolleranza al caffè potrebbe dipendere non solo dalla caffeina contenuta in esso, ma anche da altre sostanze in grado di produrre una infiammazione cronica latente.
In tal caso, pertanto, prima di sentenziare contro questa prelibatezza, andrà accuratamente indagata l’alimentazione del singolo soggetto nonché la eventuale presenza di intolleranze alimentari.

 

 

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